Trincea
li 12-8-1915.
Cara
sorella e nipoti.
Con
ritardo vengo a farti il riscontro della tua cara lettera scritta per parte di
mamma onde con molto piacere nel sentire le tue buone notizie come pure mamma e
fratello così pure ti posso assicurare per il presente
di me che grazie a Dio sono ancora in salute.
Ho
ritardato a scriverti percè non potevo, credimi o
cara sorella che sono ancora in salute, ma sono talmente stanco che darei gia
la vita per amor di Dio credimi che sono otto notti
che le passiamo di vedetta senza poter chiuder occhio e di giorno dobbiamo
lavorare per far le trincee.
Abbiamo
qualche ora nel giorno di libertà per il riposo, ma spesso sono le volte che
non possiamo nemmeno dormire per il rombo dei cannoni.
Sono
a dirti che quello che ho già visto e passato in questo breve tempo non te lo posso descrivere. Dico breve, ma a me mi
pare un secolo. Ma pazienza, il dovere mi impone
di far questi sacrifici e questo lo debbo fare, tanto più che la salvezza e
grandezza della patria e specialmente per il mio benessere. Debbo
rassegnarmi alla volontà di Dio, perché Lui lo comanda.
A
che gioverebbe se io mi dessi alla disperazione con ingiurie ed insulti verso
la patria o contro il Supremo? E’ vero che, alle volte, la via vita trema tutta
come una foglia, ma poi pensando che dal Destino non si fugge, invoco la
provvidenza e vado avanti come gli altri. La disperazione mi cagionerebbe ben
più presto alla rovina e mentre che posso ringraziare il Supremo giorno e notte
delle scampate, altrimenti la mia vita a quest’ora
non sarebbe altro che un pugno di terra.
Vi
prego di mettere il cuore in pace, state tranquilli perché tanto è lo stesso.
Altro
non so più cosa dirti.
Ricevi
tanti saluti ed una stretta di mano e un bacio ai nipoti.
Tanti
saluti e baci a mamma e fratello.
Rimetti
i saluti ai vicini che domandano delle mie notizie.
Addio
addio coll’apis ti lascio e col cuore ti abbraccio.
Ciau.
Scrivimi sovente.